Il Giorno parla di noi

February 19, 2017

Milano, 19 febbraio 2017 - Da Milano alla Mongolia a bordo di un Pandino, accompagnati dal meglio della disco-funk anni Ottanta e con un cavallo di battaglia: «Stayin’ Alive» di Bee Gees. Al volante Giulio Barbieri, 23enne di Milano e Giuseppe Greppi, 20 anni, originario di Lecco: entrambi studiano al Politecnico di Milano e insieme hanno creato il team «Mongol Night Fever», «La febbre del sabato sera» versione Mongol Rally. A Bologna hanno reclutato un altro compagno di avventura, Ignazio Aulehla, 22 anni, per partecipare alla manifestazione non competitiva organizzata da The League of Adventurists International Ltd, che ogni estate raduna a Ulan Bator oltre 200 motori, facendo macinare 15mila chilometri a scopo benefico. Ad avviare la «macchina» Giuseppe, che studia Architettura, fotografa e lavora in una galleria d’arte milanese. «Da anni è il mio sogno nel cassetto – racconta –, conoscevo amici di amici che avevano già partecipato al Mongol Rally. È una di quelle avventure in cui io mi butto subito. Così ho sparso la voce». Giulio ha risposto subito all’appello e ha completato la “playlist”. Primo obiettivo trovare il mezzo, ma il Pandino designato sembrerebbe ormai vicino. «È la bandiera nazionale, la più gettonata dell’evento ed è affidabile, non potevamo scegliere altra macchina – conferma Giulio, una laurea al Politecnico dietro l’angolo e una passione per la fotografia e il videomaking –. Al Mongol Rally non si possono superare le 1.200 di cilindrata. Io sono a digiuno di rally, ma è un’esperienza notevole e poi è rally sono di nome, vince la beneficenza».

Nei prossimi mesi organizzeranno una serie di eventi per far conoscere l’impresa, coinvolgendo altre associazioni e lanciando la raccolta fondi per entrare nello spirito del Mongol Rally. Sulla strada hanno appena incontrato un «food-partner», Coop Lombardia. L’itinerario è già segnato: dovrebbero impiegare, a occhio e croce, 30 giorni e hanno preventivato, complessivamente, una spesa di 12mila euro. Sacchi a pelo nel bagagliaio, dormiranno in tenda. «La partenza ufficiale è da Londra, ma tanti partono da Milano. Per arrivare al traguardo ci sono due percorsi, uno a Nord passando per la Russia e uno a Sud per l’Iran – continua Giulio –. Noi abbiamo scelto quest’ultimo, ci si impiega di più ma è più interessante e ci alterneremo alla guida. Non tutte le squadre arrivano a Ulan Bator, ci sono imprevisti, mezzi catorci, non c’è un ordine d’arrivo, l’obiettivo è arrivare e donare in beneficenza almeno 1.000 sterline, circa 1.200 euro». Nel loro viaggio sosterranno due progetti: il primo, promosso dagli organizzatori del Mongol Rally, sarà dedicato a Cool Earth che combatte per la difesa delle foreste pluviali. Il secondo è a discrezione dei team. «Noi doneremo l’altra quota a “Handicap… su la testa”, è un’associazione di Milano affidabile, abbiamo conosciuto i volontari e sono in gamba», spiegano i due studenti. Serviranno «on the road» le competenze del Politecnico? «Mi laureo in ingegneria dell’automazione non in ingegneria meccanica, forse scoprirò quella ‘forma mentis’ di cui mi parlavano al liceo – sorride Giulio – però sto anche pensando di montare dei pannelli solari sopra il Pandino. Chissà».

 

 

Share on Facebook
Share on Twitter
Please reload

Il Giorno parla di noi

February 19, 2017

Lavori in corso...

December 20, 2016

1/1
Please reload

You Might Also Like:
This site was designed with the
.com
website builder. Create your website today.
Start Now